Leptospirosi del cane

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UN’IMPORTANTE ZOONOSI:

a 100 anni di distanza dalla sua prima descrizione nell’uomo, la leptospirosi continua a rappresentare una zoonosi di grande importanza per la salute umana e animale con il cane a giocare un ruolo rilevante nella trasmissione della malattia dagli animali all’uomo.

 

LEPTOSPIROSI, L’AGENTE EZIOLOGICO:

Leptospira appartiene all’Ordine delle Spirochete, Famiglia Leptospiraceae.

In particolare il suo nome deriva dal greco leptos (sottile) e spéira (spirale), e ne riassume le principali caratteristiche. Esistono varianti dritte che spesso sono avirulente.

Vengono considerate batteri Gram -.

 

IL RUOLO DEL CANE NELL’EPIDEMIOLOGIA DELLA LEPTOSPIROSI:

la leptospirosi è una malattia infettiva a diffusione mondiale, caratterizzata da un complesso quadro epidemiologico a causa del coinvolgimento di molteplici specie animali (sia domestiche che selvatiche), delle diverse vie di trasmissione e delle numerose varianti (serovar).

I cambiamenti climatici, la sempre maggior urbanizzazione, il conseguente aumento della densità demografica e lo scadimento delle condizioni igieniche che favorisce la moltiplicazione degli ospiti di mantenimento (come topi e ratti), stanno favorendo la diffusione dell’agente eziologico.

 

I batteri del genere Leptospira hanno normalmente una scarsa sopravvivenza nell’ambiente, che viene però incrementata dalla presenza di acque stagnanti e in generale, dagli ambienti umidi, nonché dalla concentrazione degli ospiti di mantenimento che mantengono l’infezione in forma endemica e presentano un’escrezione batterica urinaria per tempi prolungati.

Tra i principali ospiti di mantenimento ci sono i piccoli mammiferi, tra cui i roditori come il ratto, il topo e l’arvicola e animali domestici come il bovino, il suino, gli ovini e il cane (per la variante canicola).

 

Gli ospiti accidentali, tra cui l’uomo, contraggono l’infezione per via diretta (contatto con urina o tessuti infetti) attraverso la via digerente, cutanea o respiratoria, oppure per via indiretta per contatto con acqua, suolo o vegetali contaminati.

Negli ospiti accidentali il serovar in causa mostra elevata virulenza e dà luogo a malattia acuta.

Il cane gioca un ruolo fondamentale perché funge da punto di contatto tra l’ambiente silvestre e quello urbano essendo una delle specie più sensibili a Leptospira ed essendo ospite accidentale per diverse sierovarianti.

I serovar di rilievo nel cane sono canicola e ictero-haemorrhagiae la cui prevalenza si è notevolmente ridotta in seguito alla vaccinazione di massa, con contemporaneo incremento delle infezioni sostenute da altri serovar appartenenti ai sierogruppi australis e grippotyphosa soprattutto.

 

Tra i fattori di rischio per il cane non ci sono l’età, il sesso o la razza quanto invece la concentrazione di ospiti di mantenimento in relazione all’aumentata estensione delle aree urbane che ha sottratto spazio progressivamente all’ambiente silvestre favorendo il contatto con ospiti di mantenimento selvatici, la stagionalità (fine estate - inizio autunno) per la presenza di maggiori accumuli di acqua stagnante e alcuni parametri idrologici, come la vicinanza a corsi d’acqua. 

 

                                

 

Inoltre i dati recenti ribaltano le convinzioni consolidate circa il segnalamento degli animali più esposti che dal tipico cane da caccia sono passati in maggior percentuale ai cani di piccola taglia spesso considerati non a rischio e per questo non vaccinati.

Il fattore di rischio più significativo è infatti l’assenza della profilassi vaccinale.

Sebbene il vaccino non escluda il rischio dello stato di portatore, se applicato sistematicamente riduce la circolazione dell’agente patogeno nella popolazione animale.

L’efficacia di un vaccino dipende peraltro dalle sierovarianti con le quali è allestito.

 

LA MALATTIA NEL CANE:

la leptospirosi è una zoonosi che coinvolge più di 200 sierotipi le cui manifestazioni sono variabili.

Le spirochete prediligono il clima tiepido ma sono in grado di sopravvivere tra gli 0° e i 25°C.

Sopravvivono bene in acque stagnanti e quelle eliminate da animali selvatici possono rimanere infettanti per oltre sei mesi in acque temperate.

 

Una volta penetrate nell’organismo le leptospire si replicano rapidamente e per via ematogena si diffondono colonizzando reni, fegato, milza, polmoni, cuore, sistema nervoso centrale, occhio, apparato gastroenterico e riproduttore.

Le infezioni iperacute sono caratterizzate da febbre alta, tremori, dolori muscolari. 

Possono comparire vomito, disidratazione, tachipnea e infine shock. 

Spesso si verificano alterazioni della coagulazione anche gravi. 

Le forme subacute sono quelle più conosciute ed inizialmente si può riscontrare febbre, anoressia, vomito, disidratazione, aumento della sete, dolori muscolari, meningiti, infiammazione renale e gastroenterica.

 

LA PROFILASSI VACCINALE NEL CANE:

i vaccini per la profilassi della leptospirosi del cane esistono in Europa da più di 50 anni e fino a poco tempo fa contenevano una sospensione di batteri inattivati di due sierovarianti della specie Leptospira interrogans (canicola e icterohaemorrhagiae) che per diversi decenni sono state quelle maggiormente diffuse nel nostro continente.

Oggi la situazione è cambiata in quanto le sierovarianti più comuni sono diverse e non sono uguali in tutto il mondo.

Dal momento che la protezione fornita da un vaccino è ristretta al sierogruppo usato per allestirlo e che la cross-reattività tra sierogruppi è molto limitata, un cane vaccinato con il classico vaccino bivalente è sensibile all’infezione sostenuta da altri sierogruppi.

Dati recenti confermano che Leptospira interrogans nella sierovariante icterohaemorrhagiae è ancora uno dei principali agenti della leptospirosi nel cane, anche grazie alla natura ubiquitaria dei suoi ospiti di mantenimento (roditori, soprattuto ratti), la variante canicola invece grazie alla vaccinazione di massa del suo ospite di mantenimento, che è il cane stesso, è in forte diminuzione. 

Importantissimo notare che in Europa si riscontrano sempre più frequentemente i sierogruppi grippotyphosa e australis.

Questi sierogruppi sono oggi presenti nei nuovi vaccini in commercio contro la leptospirosi del cane.

Il vaccino tetravalente è quindi da preferire al classico vaccino bivalente secondo le linee guida internazionali diffuse nel 2015 dall'Associazione Mondiale dei Veterinari di Piccoli Animali (WSAVA).

 

Le linee guida più recenti stabiliscono che i vaccini per la leptospirosi siano considerati “non core" cioè che la popolazione da vaccinare vada selezionata in base al reale rischio di esposizione all’agente eziologico.

I cani devono essere vaccinati idealmente a partire dalla 12 settimana d’età con un richiamo dopo 4 settimane.

Nel caso il richiamo non venisse effettuato entro sei settimane sarà necessario ripetere il protocollo vaccinale. I richiami successivi saranno al massimo a distanza di un anno.

L’età della prima vaccinazione per la leptospirosi, 3 mesi, viene consigliata per consentire una migliore risposta immunitaria al vaccino senza interferenza degli anticorpi materni e per effettuare la vaccinazione con un sistema immunitario più maturo e quindi meno incline ad una reazione di ipersensibilità immediata (anafilassi) e più orientato a produrre una risposta immunitaria protettiva.

 

Nel caso si sia già vaccinato con il vaccino contenente solo due sierovarianti sarà necessario procedere a due vaccinazioni con il nuovo vaccino per avere almeno due contatti del sistema immunitario con le due nuove sierovarianti.

Va detto che tutti i vaccini non proteggono dall’infezione e non prevengono la diffusione del batterio ma proteggono “solo” dalla malattia clinicamente rilevabile.

La cross-protezione nei confronti delle varianti non contenute nel vaccino viene considerata variabile e per questa ragione si consiglia di vaccinare ogni 6-9 mesi soggetti ritenuti ad alto rischio.

Se un cane invece non viene rivaccinato per un periodo più lungo di 2 anni sarà necessario ripetere l’intero protocollo con due somministrazioni a distanza di 4 settimane.

 

LE REAZIONI AVVERSE ALLA VACCINAZIONE:

i vaccini contro la leptospirosi sono considerati responsabili del maggior numero di reazioni avverse rispetto a tutti gli altri vaccini, in modo particolare nelle razze toy, motivo per cui il richiamo per questa valenza è da eseguire con estrema cautela e valutando il rischio effettivo di contrarre la malattia.

Quello che non va fatto è diminuire la dose del vaccino in questo tipo di cani perché si incorre in due errori fondamentali:

il primo è che la quantità di antigene in grado di scatenare una reazione anafilattica in un soggetto sensibilizzato è di gran lunga inferiore anche alla più piccola quantità di vaccino inoculato e il repertorio immunologico (soprattutto linfociti) è lo stesso indipendentemente dalla taglia.

Il secondo errore è che ogni dose di vaccino è allestita per garantire il suo livello di efficacia solo se inoculata secondo le indicazioni della ditta produttrice, diminuendone la quantità non si farebbe altro che inficiarne le capacità protettive lasciando inalterata la percentuale, comunque molto bassa, di reazioni avverse.

Va detto che le reazioni avverse registrate ogni anno e calcolate su milioni di animali vaccinati ammontano a poche unità ogni 10.000 vaccinazioni.

 

Estratto dal supplemento alla “Settimana Veterinaria - La leptospirosi canina e umana: cosa c’è di nuovo?” Giugno 2014.

Autori Dott.ssa Piera Anna Martino, Dott. Mario D’Incau, Dott.ssa Paola Scarpa, Dott.ssa Silvia Tagliabue, Dott.ssa Paola Dall’Ara, Dott. Piero Marone e Dott.ssa Paola Dalla Valle 

 

http://www.wsava.org/WSAVA/media/PDF_old/WSAVA-Vaccination-Guidelines-Italian-(2015).pdf

 

Foto di copertina da:

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