Morso di vipera

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Le vipere sono gli unici serpenti velenosi esistenti in Italia; le quattro specie presenti sono distribuite in tutte le regioni, ad eccezione della Sardegna, dove non sono presenti serpenti velenosi:
 
  • Vipera aspis: è diffusa sulle Alpi e sugli Appennini, il suo areale preferito è costituito da luoghi caldi e asciutti, ha un’indole mite e solitamente fugge se molestata.
 
  • Vipera berus o marasso palustre, diffusa in montagna, presente nel Nord Italia, è piuttosto aggressiva. La si può trovare anche in acqua. Se viene provocata attacca facilmente.
 
  • Vipera ammodytes o VIPERA DEL CORNO presente soprattutto nel nord-est dell’Italia (DOLOMITI incluse). Facilmente riconoscibile per la presenza di un piccolo corno sulla punta del muso. Predilige un habitat costituito da zone aride, pendii e pietraie. È poco aggressiva, ma il suo veleno è il più pericoloso. 
 
  • Vipera ursinii o Vipera dell’Orsini, presente nell’Appennino Abruzzese ed Umbro-Marchigiano, in particolare sul Gran Sasso. Di dimensioni piuttosto piccole è la meno pericolosa.
 
Questi serpenti sono caratterizzati da una testa di forma triangolare e a punta, con un corpo tozzo ed una coda corta e rastremata.
Possiedono una ghiandola situata nella regione posteriore e laterale del capo che produce un veleno formato da un'alta percentuale d'acqua, diverse proteine ad alta tossicità e altri enzimi che agiscono sui tessuti, sulla coagulazione del sangue e, a volte, sul sistema nervoso. 
Per inoculare questo veleno utilizzano dei lunghi denti mobili canalicolati che formano un angolo di 90° con la mascella ed in caso di morso penetrano nella cute della preda e iniettano il veleno attraverso i canali.
I loro occhi hanno pupille verticali, simili a quelle dei gatti. 
Questa caratteristica, per le specie italiane, contribuisce a distinguerle dagli altri serpenti presenti negli stessi habitat, come le innocue bisce, che hanno pupilla rotonda. Altri caratteri che tipicamente permettono di distinguere una vipera da un colubride non velenoso italiano sono la testa triangolare e la coda che si restringe in modo brusco, mentre gli altri ofidi presentano testa ovale e coda che si restringe gradualmente.
 

 

Le conseguenze di un morso di vipera dipendono da moltissime variabili quali:

 

  • il tipo di morso (non tutti i morsi iniettano il veleno e non tutti la stessa quantità).

 

  • La vittima, per quanto riguarda specie e interazione con il serpente che stimola un diverso tipo di morso (più a rischio per morsi molto velenosi i gatti anche se meno sensibili al veleno) e la mole del paziente.

 

  • Il punto del morso.

 

  • Tempo trascorso prima delle cure mediche appropriate.

 

  • Tipo di primo soccorso attuato (alcuni sono dannosi).

 

  • Tipo di farmaci eventualmente assunti dalla vittima.

 

  • Specie della vipera.

 

  • Motivazione per il morso (vedi tipo di interazione)

 

  • Periodo dell’anno (stessa tossicità, ma maggior quantità all’inizio della stagione calda).

 

  • Tempo trascorso dall’utilizzo precedente di un morso velenoso (la frazione letale del veleno è la prima ad essere rimpiazzata per cui un morso a breve distanza dal precedente sarà potenzialmente più pericoloso per la vittima).

SEGNI CLINICI:

I segni clinici dell’avvelenamento sono molto variabili perché come abbiamo visto dipendono da molti fattori, e possono comprendere:

 

  • nel punto del morso: dolore, gonfiore, ecchimosi, eritema, sanguinamento, necrosi tissutale anche molto estesa e grave

 

  • segni respiratori: respirazione accelerata o difficoltosa

 

  • segni cardiovascolari: tachicardia, ipotensione, aritmie

 

  • segni gastrointestinali: dolore addominale, vomito anche con sangue, diarrea 

 

  • segni neurologici: irrequietezza, debolezza, tremori, atassia, letargia, convulsioni

 

  • segni ematologici: allungamento dei tempi di coagulazione, piastrinopenia, emorragie spontanee

TRATTAMENTO

Primo soccorso:

nonostante molti trattamenti di primo soccorso siano stati suggeriti per il morso di vipera uno studio americano su 147 pazienti umani che ricevettero un primo soccorso e 78 che non lo ricevettero ha mostrato che non c’è evidenza che ci siano differenze nel decorso a breve termine.

Mentre alcune misure di primo soccorso andrebbero invece assolutamente evitate:

  • ghiaccio o calore sulla ferita (non c'è evidenza che siano utili mentre per contro potrebbero peggiorare il danno tissutale indotto dal veleno)
  • incisioni o succhiare via il veleno con la bocca (potrebbero essere utili le pompette aspiraveleno)
  • lacci emostatici sopra la ferita 
  • somministrazione di aspirina o calmanti

 

Al momento le raccomandazioni per il primo soccorso sono:

  • mantenere calmo il paziente (se possibile non farlo camminare)
  • disinfezione con acqua ossigenata (non alcol)
  • compressione linfatica con bende da riposizionare in base a gonfiore (fare molta attenzione che non blocchino la circolazione)
  • trasportarlo mantenendo il punto del morso sotto al livello del cuore
  • perdere meno tempo possibile prima di arrivare dal veterinario

 

Fondamentale è ricordare che molti avvelenamenti, in base alle variabili già citate, posso avere un’insorgenza dei sintomi più seri molto ritardata (anche alcune ore), è quindi indispensabile non farsi ingannare dall’assenza di sintomi importanti ma ricorrere sempre a cure mediche se c'è il sopetto di un morso di vipera (non sempre facile rilevare i segni dei denti) e che il paziente rimanga monitorato almeno per 6 ore (se non compaiono sintomi di nessun genere) presso il veterinario.

 

Trattamento intensivo:

minimo database con prelievi di sangue e urine per il monitoraggio periodico delle possibili alterazioni

fluidoterapia intravenosa aggressiva

controllo del gonfiore e della sua eventuale progressione

antistaminici (nessun effetto sul veleno)

antibiotici ad ampio spettro (controverso)

analgesici oppioidi (tranne morfina)

 

L’uso dei corticosteroidi è stato più volte proposto ma non appare portare benefici se non quello di prevenire eventuali reazioni allergiche al veleno o all’eventuale somministrazione di siero antivipera (che in Italia è solamente per uso ospedaliero), mentre al contrario potrebbe provocare un aggravamento del quadro generale.

 

Esistono diversi sieri antivipera negli Stati Uniti che necessitano di approfondimenti per quanto riguarda efficacia e sicurezza (viste le variabili che influenzano gli effetti del veleno visti in precedenza) e nel 2004 è stato introdotto un vaccino che non ha mostrato gli effetti sperati di protezione.

 

Il periodo di prognosi riservata dura 72 ore con possibili complicanze di tipo renali o epatiche dovute alla complessità estrema delle sostanze da metabolizzare e in alcuni casi il danno tissutale è tale da rendere necessaria l'amputazione dell'arto sede del morso.

 

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Ambulatorio Veterinario Val di Fassa
di Dott.ssa Giulia Belfanti - Dott. Filippo Soresi Bordini (Direttore Sanitario)